Recensioni

Just Cause 4 – Un calcio alla Ragione per far Spazio all’impossibile

Il mondo dell’intrattenimento è ormai suddiviso in così tante categorie che non basterebbe questa recensione per elencarle tutte. Se il mondo del cinema pullula di film che riescono a intrattenere e divertire senza pretese particolari, il campo videoludico – paradossalmente – soffre la mancanza di titoli di questo tipo e, eccezion fatta per gli sportivi, se ne trovano meno di quanti dovrebbero forse essercene: il “divertiti e basta” a volte viene accantonato in favore di una ricercatezza narrativa che però risulta, la maggior parte delle volte, difficile da gestire, andando quindi verso una direzione molto lontana rispetto quella prevista dagli autori. Ben vengano dunque i titoli à la Michael Bay di cui la serie Just Cause è fiero portavoce. Perché avere una trama e una caratterizzazione degna di nota quando si possono usare liberamente dei razzi per far volare una mucca nell’iperspazio? Just Cause 4 porta tutti i principi della saga su nuovi livelli, in un un mondo di gioco cui ignoranza fa rima con benessere psicofisico.
Per noi italiani, poi, questo titolo ha anche un sapore particolare: Francesco Antolini, game director di Avalanche Studios, dimostra come un designer nostrano, immerso in un contesto che funziona, può far grandi cose.

Stessa storia, stesso posto, stesso bang

L’intera Isola di Solìs può essere considerata il nostro hub, nel quale si svolgono vicende vicine al lungometraggio con protagonista Gerard Butler – tra l’altro perfetto come  protagonista per un eventuale adattamento cinematografico della saga Avalanche – Geostorm: per Rico Rodriguez è tempo di capire chi è, esplorando il proprio passato, alla ricerca di risposte ad ataviche domande. Peccato che la Mano Nera, nome altisonante per la classica organizzazione malvagia di turno, metta i bastoni tra le ruote insieme a tornado e tempeste di vario tipo. Tutto ruota infatti sul controllo del clima, vista come arma vera e propria, che diventa mezzo e oggetto di sequenze davvero spettacolari capaci di far dimenticare la piattezza di una trama che fatica a decollare è che diventa – come ovvio in questi casi – un pretesto per permettere ai giocatori, attraverso Rico, di sbizzarirsi nel favoloso parco divertimenti di nome “Just Cause Land”. Inutile dunque soffermarci su caratterizzazione di personaggi e qualità dello script: tutto è funzionale, come un film di Michael Bay ben riuscito – so che è difficile immaginarlo, ma fate uno sforzo.

Spara che ti passa

Just Cause 4 non è che l’ennesima evoluzione di un gameplay riuscito sotto diversi aspetti, aperto alle più diverse fantasie dei videogiocatori. Tutto rimane sostanzialmente invariato, con Rico capace di effettuare qualunque tipo d’azione à la Steven Seagal che vi venga in mente: paracadutarsi sparando all’impazzata? Si può; lanciarsi da 10000 metri in picchiata verso il vostro obiettivo, aprendo la tuta alare all’ultimo secondo mentre lanciate una granata a un serbatoio di carburante sfruttando la spinta ascensionale dell’esplosione per riprendere quota? Anche. Utilizzare un pallone aerostatico su una mucca per poi farla precipitare sui vostri nemici? Ma ovviamente sì.
Paragonato ad alcune produzioni attuali come Red Dead Redemption 2, Just Cause 4 è una soddisfacente sveltina: semplice, diretto e perfetto per tutte le occasioni. Le novità introdotte nel nostro arsenale prevedono Sollevatore (mutuato direttamente da Metal Gear Solid V: The Phantom Pain), Riavvolgitore e Booster. Questi potenziamenti per il nostro rampino aumentano a dismisura la libertà d’approccio permessa al giocatore, trasformando tutto in un’orgia  di “roba” senza precedenti: se come già citato, il primo produce palloni aerostatici per sollevare qualsiasi cosa, il riavvolgitore consente di attrarre qualsiasi oggetto verso un altro, con il booster, fiore all’occhiello del titolo, a far da lanciatore universale e che Elon Musk approverebbe seduta stante. Questi dispositivi possono essere utilizzati in contemporanea, con tre diversi gradi di potenza: senza giri di parole, se confrontato al titolo Avalanche, Sharknado è un film di Sorrentino.
Le varie personalizzazioni dei gadget vengono sbloccate attraverso decine di missioni secondarie abbastanza ripetitive, sparse per la vasta isola di Solìs, che spazia tra villaggi, città ultra moderne e immense distese di natura incontaminata, dalle calde spiagge alle vette innevate, che purtroppo non portano ad alcuna variazione in termini di gameplay, ma una varietà d’ambienti invidiabile. Se tutto vi sembra “rose e fiori”, correggiamo subito il tiro: il problema principale di Just Cause 4 è infatti la reale mancanza di progressione in quanto tutto ciò che possiamo fare sul finire dei gioco è possibile già sin dalle prime battute. Se non fosse per una manciata di quest principali dalle quali bisogna obbligatoriamente “passare”, nulla ci vieterebbe di andare al quartier generale nemico per farlo saltare in aria senza troppe domande; se poi aggiungiamo che attraverso mirate missioni secondarie potremmo avere a disposizione quasi sin da subito carri armati, elicotteri armati di tutto punto e F-22 come se non ci fosse un domani, capite bene che l’equilibrio di gioco non è dei migliori, volendo essere diplomatici. Il “carico da novanta” arriva però quando da uno dei menu presenti, possiamo scegliere quale equipaggiamento possiamo farci recapitare, grazie allo sblocco di piloti, che lanceranno da aeri cargo qualunque cosa di cui abbiamo bisogno e che, al 95%, coincide con la lista di poco sopra.
Dunque cosa abbiamo? Un gioco in cui ci si diverte tanto ma che alla lunga, in mancanza di una reale sfida, tende spegnersi come un fiammifero in una bufera di neve.

Com’è? Simpatico

Dal punto di vista puramente tecnico, a un primo colpo d’occhio Just Cause 4 si presenta abbastanza bene, con scorci mozzafiato, quasi da cartolina. Purtroppo però lo sguardo sullo schermo si posa molto più che il tempo di una fugace occhiata e basta poco per accorgersi che qualcosa non quadra, come un’ottimizzazione tutt’altro che perfetta ma soprattutto l’utilizzo di texture, shader e filtri che suonano forse un po’ superati. Fortunatamente – e a ben donde – l’effettistica svolge un egregio lavoro e tra esplosioni, fulmini e tempeste ci si sente tra tanti green screen cinematografici. Ovviamente, ma in certi casi si può anche chiudere un occhio, sono presenti alcuni problemi legati alla fisica, come oggetti che passano tra pavimento e la Luna in un istante, senza apparente motivo e compenetrazioni tra le più suggestive mai viste. Ma in un titolo come questo, dove anche i fili d’erba possono saltare in aria, è un miracolo che tutto funzioni senza particolari incidenti di percorso.
Se il comparto tecnico non brilla dunque per qualità, al contrario l’audio mostra i muscoli, con un ottimo doppiaggio italiano capace di comprendere la natura scanzonata del titolo ma che a volte fa a pugni con una scarsa sincronia col labiale. Effettistica molto nella norma (un peccato) ma musiche in grado di spaziare tra diversi generi, decisamente orecchiabili.

In conclusione

Just Cause 4 è forse l’ultimo della saga ad avere queste caratteristiche: benché diverta, intrattenga, permettendoci di utilizzare un’arma per richiamare fulmini dal cielo – roba che Gael in Dark Souls III levate proprio – a conti fatti rappresenta un “more of the same” dei lavori Avalanche Studios. Ma Francesco Antolini può andarne fiero, diventando (si spera) un apripista per molti talenti italiani presenti sul territorio, quelli che il nostro Bel Paese spreca, e che speriamo trovino la voce che meritano.

 

Nota: nessuna mucca reale è stata lanciata nella stratosfera per la realizzazione di questa recensione.

Configurazione di Prova

Processore: Intel Core I7 4930K
Scheda video: Sapphire Radeon RX 580 8GB NITRO+ Special Edition
Scheda Madre: MSi X79A
RAM: Corsair Vengeance 16GB
Sistema Operativo: Windows 10

Articolo PrecedenteRimWorld
Articolo SuccessivoSuper Smash Bros. Ultimate