Nahar Comics & Games 2018

Il 5 agosto 2018 si è svolta la seconda edizione di Nahar Comics & Games presso il Palazzo Malfitano di Naro, bene storico costruito durante il XV secolo, al quale gli organizzatori si sono ispirati per creare per la propria città un’originale versione a tema medievale della fiera del fumetto che si tiene da anni in molte altre città italiane.
Entrando dal portone sul lato ovest del palazzo, superando la biglietteria, si accedeva subito all’arena medievale del gruppo La Fianna, dove tra le ore 10:00 e le 20:00 era possibile sfidarsi in tornei di spade e in gare di tiro con l’arco, mentre accanto vi era un’area caffè allestita dalle Maidolls, Maid Cafè che mischia la cultura giapponese con lo stile vittoriano ormai molto in voga nelle fiere di settore.

Inoltrandosi nel castello si poteva accedere al primo piano per arrivare all’area gaming allestita dai Not Found ASD, dove molti hanno potuto giocare a noti esport come Overwatch, Fifa 2018, League of Legends e, dalle 16:00 in poi, hanno potuto sfidarsi in tornei di Tekken 7, Fortnite e Hearthstone.

Dall’altro lato dello stesso piano si trovava invece l’area conferenze, dove l’artista Daniele Procacci, forte di un’esperienza decennale in varie Accademie di Belle Arti, ha illustrato le sue tecniche di concept art per il cinema, e i migliori modi per dare vita a creature e mostri che possano ispirare un copione.

Restando invece nel corridoio e uscendo dalla porta a sinistra, si poteva accedere a un giardino con l’area espositiva allestita dal falconiere Gianfranco Guarino, dove era possibile osservare un falco pellegrino, un gufo e un barbagianni, addestrati per essere tenuti in mano o accarezzati.

Sotto il giardino vi era un’area palco, dove si è tenuta la conferenza con lo youtuber MrPoldoAkbar che ha spiegato come hanno avuto origine e come si sono diffuse le memes, e il cosplay contest.

Proseguendo oltre l’area palco vi era l’area illustratori, dove era possibile farsi fare dei disegni su misura, mentre nella stanza accanto, in un’area dedicata ai giochi da tavolo, allestita dalla fumetteria Kalòs Games & Comics, era possibile giocare a boardgame e cardgame come Callisto Uno, sfidarsi in un torneo di Yu-Gi-Oh! o comprare action figure e manga.

Proseguendo, nella stanza accanto vi erano vari stand, da quello dedicato alla vendita di gadget per nerd a uno a tema Harry Potter a uno dove si poteva acquistare il Bubble Tea e dei dolci confezionati giapponesi.

Nonostante alcuni problemi tecnici in area conferenze, e un temporale che ha causato l’interruzione della gara di cosplay, che è stata in seguito ripresa, e vinta da Martina Campo con la rappresentazione di Esmeralda de Il gobbo di Notre Dame, la fiera del fumetto narese è stata una bella esperienza e pensiamo che nelle prossime edizioni possa solo migliorare.




Etna Comics 2018

Dunque, Etna Comics. La fiera del fumetto più grande della Trinacria, quella che un po’ tutti gli appassionati (siciliani e non) di anime, manga, comics, videogame, film e serie tv aspettano ogni anno per… fare cosa? È una domanda che mi viene posta spesso da parenti o da chiunque non abbia mai partecipato a eventi del genere, e paradossalmente ogni anno diventa sempre più difficile rispondere. Da eventi di nicchia quali erano, queste fiere diventano, anno dopo anno, un fenomeno di massa, dove si fa di tutto, ma allo stesso tempo niente. Quest’anno, tra l’altro, è stato nuovamente battuto il record di presenze: più di 80.000 persone sono state registrate tra gli ingressi al centro fieristico Le Ciminiere dal 31 maggio al 3 giugno. Ma sul tema torneremo più tardi.


Parliamo piuttosto di ciò che ho visto in questa ottava edizione. La struttura della fiera, pur presentando zone leggermente diverse dall’anno scorso, è rimasta pressoché invariata: 11 aree distinte per tematica, all’interno delle quali sono stati organizzati svariati tipi di attività, contornati da persone più o meno famose, spettacoli, e intrattenimento di ogni genere.

Una delle aree, la YouTube Alley, è stata letteralmente inondata da migliaia di persone, grazie agli ospiti che hanno tenuto le loro conferenze all’interno: YouTube Fa Cagare, Tia Taylor, Playerinside, Federic95Ita, Nocoldiz, Link4Universe e molti altri. Tra questi, sono riuscita a fare un paio di domande ai Playerinside e Nocoldiz, una volta concluse le loro rispettive conferenze.
Iniziamo dalla coppia catanese:

«Cosa vi aspettate da questo E3?»

Midna:

«In sostanza ci aspettiamo delle conferme di ciò che è stato annunciato: date di uscita, per esempio di Kingdom Hearts 3, e qualcosa di più su ciò che è stato già visto almeno in parte nei mesi precedenti.»

Raiden:

«Sarà un E3 di transizione in cui vedremo tantissime conferme e magari qualche piccola novità, oppure anche una o due bombe.»

Subito dopo è stato il turno di Paolo, in arte Nocoldiz, diventato famoso sulla piattaforma grazie alle sue YouTube Poop.

«Perché secondo te molti pooper italiani hanno abbandonato YouTube?»
«Una delle cause principali che ha spinto molti pooper ad abbandonare è il freebooting [la pratica di rubare i video da canali YouTube per caricarli altrove senza autorizzazione, NdR], perché dopo che hai lavorato tantissimo e vedi una pagina Facebook rubarti il video, facendo centinaia di migliaia di visual sul tuo lavoro senza neanche citarti, te la prendi così tanto da indurti ad abbandonare tutto. Ho conosciuto veramente tante persone che l’hanno fatto.»

Un must di Etna Comics – potrebbe essere forse definito il suo cuore pulsante – è sicuramente il padiglione F1, tappa fondamentale per qualsiasi tipo di visitatore della fiera, grazie alla moltitudine di stand presenti in ogni angolo e di diverso tipo: in parole povere, è quella parte della fiera dove si tirano fuori i soldi (e dove ho girato per più tempo); si va dall’Area Comics al piano terra che ospitava le grandi case editrici come Panini e Star Comics e gli autori indipendenti, tra fumettisti e scrittori, scuole del fumetto fino ad artisti più conosciuti, come J.M. De Matteis (co-autore di Justice League Internationalfra le altre cose,  nonché autore di alcuni notissimi Spider-Man come L’ultima caccia di Kraven e Il bambino dentro), Hiromi Matsushita e Kazuko Tadano (coppia che ha contribuito alla creazione dell’anime di Sailor Moon).
Salendo al secondo piano, una folta schiera di stand dedicati ai vari gadget han fatto da padrona indiscussa, tra veterani della manifestazione e new entry all’interno della fiera siciliana provenienti da tutta Italia.
Il terzo piano, per quanto di dimensioni minori, ha ospitato attività molto diverse fra loro: dalle dimostrazioni sulle arti marziali al karaoke, dall’escape room ai mini cosplay contest, con un tema diverso a seconda del giorno.
Totalmente diverso rispetto dagli altri anni invece è stato il padiglione C1, che è rimasto sempre prevalentemente dedicato ai videogiochi, ma anche all’Area Altrimondi. All’entrata si viene accolti da dei magnifici pezzi scenografici tratti dalla saga di Harry Potter, con tanto di shop vero e proprio all’interno della bottega di Ollivander; c’è stato anche spazio per ospitare delle piccole zone a tema Ghostbuster, Star Wars e S.H.I.E.L.D. .


Il secondo piano, come già detto, è stato dedicato al gaming, che sia retro, su console o PC: tra vari venditori di giochi nuovi, usati, recenti e non, ho trovato Marco Alfieri, sviluppatore indipendente e creatore di Call of Salveenee e Ruspa League.

«Cosa pensi della scena videoludica Indie italiana?»
«Penso che sia estremamente buona e ci sono dei titoli veramente formidabili, tra cui Remothered e Doom & Destiny, uno dei giochi più venduti sugli store Android e IOS. Ci sono giochi demenziali come Grezzo 2, Super Botte e Bamba II Turbo e poi ovviamente il mio. Abbiamo un sacco di titoli indipendenti, anche meno conosciuti, come Red Rope e Circle of Sumo. Purtroppo abbiamo delle leggi che impediscono di farli a modo. Fai conto che per sbloccare i fondi europei abbiamo dovuto aspettare fino allo scorso anno, quando nei bandi audiovisivi sono stati inclusi i videogiochi.»

In mezzo alle vecchie console polverose e ai televisori a tubo catodico sono riuscita a incontrare MrPoldoAkbar che, nonostante faccia tutt’altro che occuparsi di gaming sul suo canale YouTube, in via eccezionale è stato parte dello staff dell’area retrogaming.

«Il tuo canale YouTube non parla di retrogaming, come è nata questa connessione?»
«Non c’è una vera e propria connessione diretta con il mio canale YouTube: mi trovo in quest’area come vero appassionato di retrogaming anche se non è il format del mio canale, perché comunque possiedo molti oggetti retrò a casa e sono molto attivo in questo ambito. La mia situazione era sempre quella del bambino che aveva la console vecchia. Quando è uscita la PS1 io ero là a giocare col mio Game Boy Advance, quando tutti avevano la PS3 io ho finalmente ottenuto la mia prima PS1, diciamo che mi dilettavo nelle cose vecchie che costavano di meno.»

Anche in questa edizione, la zona all’aperto non è stata risparmiata, ospitando i sempre presenti Progetto Eden, Umbrella Italian Division e Brotherhood of Trinacria, oltre a numerosi punti di ristoro, per non parlare dell’Area Palco, dove si sono svolti gli spettacoli de iSoldiSpicci, Immanuel Casto, Pietro Ubaldi, Miwa, l’immancabile Cosplay Contest e tantissimi altri.
Sempre all’esterno (o quasi), il padiglione Etna ha incluso dentro il suo enorme tendone una moltitudine di postazioni per giochi da tavolo e un piccolissimo corner completamente dedicato a Nintendo Switch, dove ho trascorso ore intere a parlare con chiunque venisse a provare Breath of the Wild e con i promoter stessi, ed è questo uno degli aspetti che amo di più delle fiere: il dialogo libero, e come questo possa instaurarsi facilmente anche tra sconosciuti, perché sotto sotto sai che se quella persona si trova lì è proprio come te, o curiosa, e puoi insegnargli parte di quello che sai, o è appassionata, e può divenire occasione per scambiarsi opinioni o parlare della propria esperienza, in questo caso con la saga di Zelda.


E qui mi ricollego al tema iniziale: è possibile che questa occasione di dialogo venga in qualche modo “macchiata” rendendo le fiere del fumetto qualcosa che può interessare “un po’ a tutti”? Non più solo amanti della cultura pop, ma anche persone che hanno pagato il biglietto solo ed esclusivamente per vedere un determinato ospite, che sostanzialmente con la fiera c’entra poco, come gli stessi Soldi Spicci, Immanuel Casto, Andrea Agresti, Matteo Viviani, Raul Cremona. È come se così facendo, questa fiera, ma anche molte altre che stanno seguendo questa strada, stiano perdendo la propria identità di settore, facendosi sempre più generalista. Resta il divertimento, resta la gran varietà di cose da fare (che, anzi, aumenta) ma forse l’imbastardimento andrebbe dosato: va bene l’apertura, va bene che il mondo nerd e la cultura pop non siano più esclusivo appannaggio di iperappassionati, ma anche l’innesto di novità va fatto mantenendo degli equilibri.  Rischia altrimenti di venire a mancare, di anno in anno, la magia presente nei primi anni, quando questi eventi erano solo un luogo d’incontro per appassionati. E, ripeto, non si vuole questo, non è la critica settaria ed esclusiva di chi vuole un ambiente selezionato e ristretto: ma l’eccessiva apertura rischia di deformare eventi che hanno iniziato avendo un focus ben preciso, e questo comporta negli anni il rischio della perdita d’identità, rischiando di scivolare nell’accozzaglia, o, peggio, di privilegiare il “popolare”, quello che fa numero, a scapito della cultura pop genuina, quella che vede nei fumetti, nei videogame, in certa letteratura, in un certo cinema e serie tv, in manga, anime e quant’altro, il proprio sedimento, quello che ha nutrito un po’ tutti noi che abbiamo amato certi eventi per quel che raccoglievano, e non per i singoli nomi di richiamo.

A ogni modo, anche quest’anno il bilancio può dirsi positivo. Al prossimo Etna Comics!

(Si ringrazia Giovanni Cucuzza per le foto all’aperto)




Akracomics & Games 2018

È giunta al termine la 4a edizione di Akracomics 2018, la fiera dedicata a gamer, otaku, artisti, giocatori da tavolo, cosplayer, cantanti e ballerini, che durante questo evento hanno avuto la possibilità di mettere alla prova le proprie capacità e di incontrare persone con le proprie stesse passioni.
L’evento si è svolto ad Agrigento lo scorso 3 e 4 marzo, presso l’Hotel Tre Torri. Attraversando il corridoio principale era possibile accedere a un’area nella quale si poteva assistere a varie conferenze in una sala dedicata: il primo giorno si è aperto con lo youtuber Michael Righini che ha presentato il trailer di Fuga dalla morte 2 e, nonostante alcuni problemi tecnici abbiano impedito la visione a schermo intero, quel che si è visto prelude a un lungometraggio emozionante, curato e di cui non mancheremo di seguire gli sviluppi. Nella stessa sala, si sono susseguiti vari incontri interessanti, fra cui quello con i Nerd Attack, il Quizgame di Alberto Seminerio, una conferenza sul doppiaggio con Alberto Pagnotta e una su Social media e clickbait tenuta dagli admin della pagina Robe a caso da Wikipedia.
Il secondo giorno, hanno presentato i loro libri Gabriella Bertolino, Danza Macabra e Daniele Di Franco, Cryogenic Enterprise il quale presenta una novità interessante, con in ogni capitolo un QR Code circolare da scannerizzare con l’apposita app per visualizzare immagini 3D in realtà aumentata; le conferenze sono terminate alle 15:30 con i ragazzi di Robe a caso da Wikipedia e la loro conferenza su eSport e Cosplay.
Più avanti nello stesso corridoio si accedeva all’Area Espositori, dove era possibile acquistare gadget relativi a giochi, saghe di film e libri e serie tv rivendute dagli appassionati, o oggetti lavorati a mano da decoratori ed artigiani.

Nel cortile esterno si trovava un circuito per equitazione allestito dal Centro Ippico San Benedetto, dove i bambini potevano fare un giro sul pony, guidati dall’istruttrice Lisa Agozzino. A destra del palco vi era l’area medievale, dove ci si poteva sfidare a colpi di spade o bere dell’idromele ed altre bevande ispirate al tempo.
Sul palco, il primo giorno, dopo l’intrattenimento con Alberto Pagnotta, a turno si sono esibite le ragazze del Mero Mero Maid Cafè con un loro Dance Show, e la cosplayer Giovanna Fiaccabrino, in arte Fellesia, con danze a tema K-pop (l’ultima moda proveniente da Oriente in fatto di musica) e breakdance con il ballerino Ignazio di Raimondo. È stato dato anche spazio al pubblico con gare dilettantistiche di entrambi i generi. Nel primo pomeriggio si è assistito anche all’esibizione del Dojo Karate Kyokushinkai Agrigento, dove gli allievi, guidati dal Sensei Alessandro Caramanno, hanno eseguito kata, ovvero composizioni di tecniche anche dette combattimento immaginario che vengono studiate dagli atleti in quanto allenano ad avere il pieno controllo dell’equilibrio e dello spazio circostante; si sono sfidati in combattimenti a contatto pieno, e hanno mostrato tecniche di rottura spaccando bastoni di legno con il solo uso di calci e pugni. Verso sera, è salita sul palco Lua Alcatraz con il suo coinvolgente spettacolo di fuoco. La serata si è conclusa con lo show del Nerd Attack e quello degli youtuber Michael Righini e Francesco Merrino.
Il giorno dopo, la domenica, oltre che a una nuova esibizione di tutti i sopracitati. si è tenuto il Cosplay Contest, che è stato uno dei momenti centrali di questi due giorni.Spostandoci invece in Area gaming, a sinistra si trovavano computer da gaming  e tornei di League of Legends, Counter Strike:Global Offensive, Overwatch, Hearthstone, Devil May Cry e Rocket League, mentre nel tavolo isolato, sempre con un loro pc, accanto alla zona tornei era possibile provare il nuovo Oculus Rift. L’area centrale era destinata alle Playstation e alle Xbox, dove si sono svolti tornei di Fifa, Pes, Halo, Call Of Duty, Mortal Combat, Tekken TT2, Naruto, Super Smash Bros- e Mario Kart 8, e dove è stato possibile provare il nuovo Playstation VR. Per chi preferiva invece i giochi da tavolo c’era anche un’area dedicata dove si poteva giocare a grandi classici come Genda, Poker, Uno o anche a svariati giochi di carte moderni.C’era anche un area dedicata al contest di disegno, con tema il fumetto in tutte le sue forme: ai partecipanti venivano forniti fogli, matite, gomme e pennarelli per inchiostrazione. Sul lato sinistro della sala erano disposti vari stand dove era possibile farsi fare una foto e far dare un tocco artistico dai professionisti, o acquistare manga e fumetti, mentre uscendo all’esterno, vicino al bordo piscina c’era l’Area Zombie, obiettivo del gioco era prendere degli oggetti senza farsi catturare dagli zombie.

Lo staff di BoomBuy ci ha permesso di fare una prova del visore Oculus Rift, su un pc con le seguenti specifiche:

  • Processore: Intel Core i5-7400
  • Memoria RAM: 16GB
  • Scheda grafica: Nvidia GeForce GTX 1060 6GB
  • Dissipatore custom

Il gioco in questione era una demo della serie Roller Coaster, un simulatore di montagne russe: i sensori di movimento erano abbastanza sensibili ed efficienti e si percepiva anche il senso di vertigini andando in alto, ma lo scenario sembra quasi “spostato” rispetto alla posizione in cui si trova l’utente, e questo potrebbe derivare da un problema della demo in questione, dato che in altri titoli il dispositivo pare funzionare molto bene, nonostante a oggi risulti ancora molto oneroso.
Ma le avventure nella realtà virtuale non finivano lì: per gentile concessione di Nextgen, abbiamo testato il Playstation VR per PS4, giocando a Farpoint in combinazione con l’Aim Controller, fucile creato ad hoc per il titolo, ed è stata un’esperienza a dir poco unica. Dal momento in cui si indossa il visore è come se si entrasse in una nuova dimensione, con ambienti fatti su misura per il giocatore, abbastanza realistici: difatti qualsiasi emozione risulta particolarmente amplificata rispetto a un classico gioco davanti allo schermo. Il tracciamento del controller è particolarmente reattivo e preciso, le vibrazioni conferiscono realismo all’esplosione dei colpi, mentre i giroscopi integrati consentono di girare il fucile, con una grafica molto ben curata anche rispetto a molti altri titoli in VR. Si notano ovviamente anche dei difetti, come dei piccoli spazi vuoti tra gli angoli degli ambienti che si vedono spostandosi troppo verso una direzione, o il fatto che usando la mano sinistra per tenere il controller la si vede in alto invece che sotto l’impugnatura del fucile, e probabilmente, al netto di tutti i noti limiti attuali della tecnologia VR, sarebbe un bel passo avanti iniziare a pensare anche ai giocatori mancini. Farpoint del resto si può considerare un’evoluzione interessante del genere shooter on-rail, dove contano sia i riflessi che la mira, questa volta quella diretta, nonché una delle migliori esperienze al momento possibili in VR.
Per finire le esperienze nella realtà virtuale, era possibile sedersi sulla Playset Evolution per giocare a  Gran Turismo Sport, titolo che risulta abbastanza fluido, con i sensori di movimento che facevano a pieno il proprio dovere: le curve erano visibili in profondità (cosa impossibile usando normalmente un monitor) e si aveva il pieno controllo della rotazione della telecamera con la testa. Il realismo era buono, tranne per quanto riguarda le mani che non seguivano il movimento reale, per fare ciò sarebbe necessario sviluppare degli appositi guanti dotati di sensori, ma non sembra fondamentale trattandosi di un gioco di corse automobilistiche. Era possibile effettuare solo due giri di pista e solo contro un’altra autovettura, ma in compenso c’erano diversi modelli di macchine a disposizione e una vasta scelta di circuiti.
GameCompass, media partner dell’evento assieme a Teleacras, ha raccontato l’evento in Tv e tramite varie dirette facebook, e ne ha approfittato per organizzare contest con in palio giochi per PC, PS4 e PSVR vinti da più di 40 fortunati su oltre 200 partecipanti.
Akracomics & Games 2018 è un’esperienza che cresce sempre di più e, pur cominciando come un piccolo evento, si fa sempre più simile ai grandi Comics nazionali, dando agli appassionati del territorio siciliano un altro momento celebrativo per la cultura nerd.




Milan Games Week 2017

La Milan Games Week porta a casa anche quest’anno ottimi numeri: spostatosi a Rho Fiera, l’evento ha offerto molto più spazio per i numerosi espositori e una più efficiente gestione dell’affluenza, che anche per questa edizione registra picchi davvero ragguardevoli. Circa 148.000 i partecipanti che hanno animato la manifestazione, dividendosi tra grossi developer, sviluppatori indie, retrogaming, youtuber, esport e cosplay che hanno fatto della 2017 un’edizione adatta a tutti i palati. Fra le principali attrattive della fiera, anche quest’anno non poteva mancare il guru, e stavolta è stato il turno di Tim Schafer. L’autore di Day of The Tentacle, Full Throttle e Grim Fandango è stato infatti oggetto di tributo e attrattiva per i numerosi fan delle sue vecchie avventure grafiche, ma non ha perso occasione per parlare dell’ultimo titolo targato Double Fine, Psychonauts in the Rhombus of Ruin:

I videogiochi continuano con i grossi sviluppatori: non mancano gli stand dei leader del mercato nelle console, da Xbox, in cui primeggiano i motoristici e la nuova Xbox One X, a Playstation, con numerose demo giocabili e simulazioni, fino a Nintendo, che mette in mostra le sue migliori IP, tutte tranne una: Mario+Rabbids: Kingdom Battle è infatti appannaggio dello stand di Ubisoft, nel quale abbiamo sentito alcuni protagonisti del successo di un gioco nato dal duro lavoro della sede milanese:

Ma non erano ovviamente presenti soltanto sviluppatori stranieri: ampio spazio è stato dato agli italiani, e fra questi ha avuto riscontri molto positivi lo stand di Remothered: Tormented Fathers, titolo sviluppato da Darril Arts e Stormind Games che ha colto l’occasione della Milan Games Week per annunciare l’Early Access:

Infine, spazio anche ai developer indipendenti: ben 56 i giochi presenti allo stand curato da AESVI, titoli di ogni genere tra i quali è stato possibile provare i più promettenti giochi del panorama indie italiano guidati dai game developer che li hanno realizzati:

Una Milan Games Week dunque in crescita con un ventaglio d’offerta vastissimo in ogni campo dell’intrattenimento, un segno che fa ben sperare in una crescita di un settore che, con un maggior supporto in termini di fondi e incentivi, può allinearsi al livello di paesi del resto del mondo che si trovano già ben più avanti. Del resto, in Italia, la creatività non manca.




Nahar Comics & Games 2017

Naro è un comune della provincia di Agrigento che conta circa 8000 abitanti, ma dei ragazzi, quelli dell’associazione Nahar Comics & Games, presieduta da Daniele D’Agostino, pieni di forza di volontà e con la passione per il mondo geek, hanno avuto l’idea di realizzare una fiera: il Nahar Comics & Games.

Il Palazzo Malfitano è stato costruito durante il XV secolo e, proprio per le origini del luogo che ha ospitato la prima edizione del Nahar Comics & Games, il tema principale della fiera è stato quello medievale.
Come tutte le fiere del fumetto e della cultura pop, anche questa non poteva non avere aree dedicate ai manga, ai videogiochi, ai giochi da tavolo, alla ristorazione, alle conferenze e un area dedicata a scontri tra cavalieri e arcieri.
Il reparto manga e giochi da tavolo è stato curato da Kalos Games & Comix, che ha offerto, oltre a gadget e manga di tutti i tipi, anche funko pop e giochi da tavolo.
L’area games, invece, è stata curata da Game Up, con tornei di Tekken 7, Fifa 17, Guitar Hero e Crash Bandicoot N.Sane Trilogy.

Oltre ai tornei era pure presente parte della redazione di GameCompass, che ha allestito uno stand e ha collaborato con il Nahar Comics come media partner.
L’area ristoro ha ospitato un bar e il caratteristico Maid Café, gestito dalle ragazze di Maidolls Nyan, che hanno, anche, preparato una coreografia a tema per la fine del cosplay contest. Inoltre, era presente lo stand di Green light in cui era possibile comprare e assaggiare bevande e cibo aromatizzato alla canapa.
Come non poteva mancare il Cosplay Contest, che ha visto molti cosplayer alle prese con le loro esibizioni e i giudici (Marty EmeraldMatteo Volpe e Lady BelleMoon) a decretare il vincitore. A richiamare l’attenzione dei partecipanti è stata anche la presenza di vari Youtubers, come: MrPoldoAkbar, Hemerald, i Maghi Merrino, i Parco Giochi e PapaTeo; che hanno scattato foto con i fan e firmato autografi.
La serata è terminata con un concerto, in cui Alessandra Raven e Marco Mondì hanno cantato le più famose colonne sonore dei film animati Disney, intrattenendo tutti, dai bambini agli adulti.
Il Nahar Comics & Games ha ricevuto un buon riscontro, arrivando a circa 500 partecipanti e rendendo possibile una probabile seconda edizione.




Nerd Nite

Giovedì 29 Giugno 2017 si è svolto ad Agrigento, presso l’AquaSelz di San Leone, l’evento Nerd Nite, organizzato e promosso da GameUp in collaborazione con gli organizzatori del Nahar Comics & Games. L’evento, a tema gaming e cosplay, è stato animato da vari cosplayer di ogni genere e da postazioni dotate di tutte le principali console dove era possibile provare titoli del calibro di Guitar Hero, Mario Kart 8 Deluxe, Fifa 17 e Tekken 7, del quale è stato organizzato un torneo con in palio un ingresso per il Nahar Comics & Games, evento di cui molti hanno acquistato anche ieri sera i biglietti in prevendita e che si svolgerà il 30 luglio a Naro (AG). Mentre i partecipanti si sfidavano a colpi di pad, abbiamo avuto modo di scattare qualche foto e di intervista in video gli stessi organizzatori del Nahar Comics, i quali ci hanno spiegato da dove è nata l’idea dell’evento e hanno fornito alcune informazioni interessanti riguardo la prima edizione.

L’intervista è stata realizzata da Emmanuel Fresco, Domenico Lupo e Luca Tuttolomondo.




MCM COMICCON LONDON

MCM London Comic Con 2017

Quanti anni hai? Di che razza sei? Sei single o sposato? Tutte domande a cui puoi rispondere: e chi se ne frega, io vado al Comicon, quel magico posto dove puoi essere te stesso per tre giorni senza pensare al giudizio altrui. Come da consuetudine, ogni 6 mesi a Londra, presso il Royal Excel Dock, spazio grande come 2 stadi di calcio, si è svolto dal 26 al 28 giugno il MCM Comicon, fiera dedicata alla cultura nerd organizzata da Grant Craig H., Owen E., Hannah W., alla quale accorrono migliaia di persone di ogni età per godersi una giornata tra stand di fumetti, spazi videoludici, angoli dedicati agli oggetti da collezione, cibarie asiatiche e ospiti speciali. Quest’anno, nonostante la location dia sempre una sensazione di folla e riempimento, le statistiche indicavano una percentuale di ingressi in meno pari al 30%, complice probabilmente l’allarme terrorismo e il recente attentato di Manchester: la fiera era considerata un sito sensibile, e la sicurezza quest’anno era infatti minuziosamente organizzata, comprendendo cani anti bomba a controlli di ogni genere, anche prima di arrivare sul posto.

Gaming a non finire

PC Gaming, PS4, Nintendo Switch, Xbox One, tutti a disposizione dei gamer più accaniti; tantissimi i videogiochi in esposizione che abbiamo potuto provare (o rigiocare), da giochi d’intelletto a titoli ad alta tensione come White Day, passando per il giocoso Splatoon 2, oltre ad alcune simulazioni per PSVR. Fra i titoli più gettonati di quest’anno figuravano i picchiaduro come Arms, prossima attesissima uscita di casa Nintendo – che GameCompass ha già testato durante il Global TestPunch – un vero antistress che richiama alla mente i tempi in cui nelle sale giochi si trovava il videogame di Ken Shiro e si passavano ore a sferrar pugni contro i pad: il titolo Nintendo dà il vantaggi di non ridursi le nocche a sangue ottenendo comunque alla fine del gioco la stessa sensazione di bicipite gonfio “da culturista”, senza bisogno di far esplodere teste sullo schermo (e sarebbe un peccato, tanto sono simpatici i personaggi del roster di Arms); sono stati gettonatissimi anche titoli come il supereroistico Injustice 2, che stupisce dal punto di vista tecnico e della giocabilità, oltre a offrire una storia interessante ed elaborata almeno quanto quella del primo capitolo, e il sempreverde Tekken 7, nel cui roster figura adesso Akuma, direttamente dalla serie Street Fighter, e del quale saltano all’occhio la grafica migliorata, costumi rinnovati e nuove mosse per i personaggi che ci accompagnano dagli anni ’90. Lunghe file per provare in anteprima ogni videogame, come sempre in queste occasioni, ma l’attesa è ben ripagata.

Tanti ospiti speciali

Non potevano mancare gli ospiti speciali ad arricchire un evento già così ricco e composito, con ospiti del calibro di Donnie Yen (IP man), Lou Ferrigno (il primo Hulk cinematografico), Sam Jones (Flash Gordon), Summer Glau (Firefly, Terminator), Victor Gaber (Flash, Legend of Tomorrow), Verne Troyer (Mini me, Austin Power) su tutti. Uno spazio della fiera era adibito soltanto alle interviste, con un solo ospite a concedersi al pubblico, mentre per gli altri era necessario affrontare una fila inenarrabile e sborsare 30/40 sterline per portar con sé una foto con autografo. Veterani delle fiere del fumetto come il tenente Ura dello storico Star Trek sono stati invece reclutati come giudici al contest per il più bel cosplay, dove tra scenette tratte da film, monologhi ed esibizioni, vari cosplayer hanno intrattenuto il numeroso pubblico in un teatro interno da più di 300 posti.

Cosplay per ogni palato

E proprio a proposito di cosplay, se ne trovavano di ogni fascia d’età, razza, sesso, agghindati in ogni modo, dall’abbozzato e pluriutilizzato cosplay dell’eroe o del villain (onnipresente a ogni fiera almeno un Joker vestito di semplice maglietta viola e con cerone in volto) a certi capolavori di ingegneria del costume degni di certi colossal hollywoodiani (su tutti un sofisticato Ironman in metallo dotato di servo motori per azionare il sistema d’uscita dei razzi e di casse audio che sparavano a tutto volume Iron Man dei Black Sabbath), passando per il gruppo di amici coordinati a tema Justice League of America, fino a un’intera famiglia vestita da The Incredibles. Era un po’ traumatico avvicinarsi a una Wonder Woman vista di spalle, sperando fosse la nerd dei tuoi sogni, elaborare una frase da attraccone alla Barney Stinson per poi scoprirle, appena girata, una barba e voce da camionista. Ma anche questo è il gioco del cosplay.

Comicon

Rifocillarsi e andar via

Non bastasse la traversata oceanica per arrivare al Comicon – 2 ore circa tra treno e metro dal centro di Londra, più la coda per i controlli e i biglietti – tutto questo girare fa venire fame, e per fortuna la fiera era attrezzata, trasportandoci nell’atmosfera degli anime o dei jrpg tra dorayaki, okonomiyaki, gatsu gatsu curry, sushi e tanto altro che riusciva a offrire un po’ di ristoro in tutto il tran tran di una fiera divertente, stancante ma al contempo emozionante e affascinante, che permette di liberare e condividere con 5000 persone il nerd che è in te e che al lavoro e nella vita di tutti giorni si tiene spesso buono, nel privato della propria stanza, per restare socialmente accettabili. Appuntamento a Londra per la prossima fiera a ottobre.
Lunga vita e prosperità.

Giorgio Contino

Giorgio Contino




Drago d’Oro 2017

Si è conclusa al Guido Reni District la quinta edizione del Premio Drago d’Oro, organizzato dall’AESVI (Associazione Editori e Sviluppatori Videogiochi Italiani).
Tantissimi i videogiochi in gara per ben 23 categorie (19 internazionali, 4 riservate agli italiani, più 1 premio assegnato dal pubblico votante. Senza contare che è stato assegnato anche un premio alla carriera). L’atmosfera è quella delle grandi occasioni: sul red carpet si vedono passare i primi ospiti di rilievo, da Hajime Tabata, game director e mente di Final Fantasy, a Fumito Ueda, in concorso con il suo The Last Guardian, per il quale è presente anche Takeshi Furukawa, composer della colonna sonora.
Sul palco, Rocco Tanica e Lucilla Agosti hanno il compito di condurre la serata e annunciare i premiati.
Poco dopo il nostro ingresso in sala, il countdown sul grande schermo ci annuncia che mancano un pugno di minuti all’inizio della cerimonia. Poco tempo da sfruttare al meglio. L’idea iniziale era quella di andare al bar e scolare tutto il whisky che potevamo; ma nella prima fila centrale scorgiamo Hajime Tabata, seduto placidamente in attesa dell’inizio della cerimonia e decidiamo di puntare dritti su di lui. Riusciamo a chiedergli una rapida intervista prima che la ragazza dello staff possa fermarci: Tabata non parla l’inglese, né tantomeno l’italiano – ha accanto a sé un interprete, un Gavin Poffley dal capello platinato, giubbotto in stile Ryan Gosling in Drive e marcato accento britannico – ma comprende e con garbo fa cenno alla ragazza dello staff del Drago d’Oro che non c’è problema, scambierà volentieri due chiacchiere con noi. Gasati dal primo successo, ci ritentiamo con Fumito Ueda, ma con meno fortuna: lo troviamo senza interprete e il nostro giapponese è un po’ scarsino per chiedergli di approfondire poetica e metafisica in The Last Guardian, ma anche per una semplice battuta sul Drago d’Oro, perciò ci contentiamo di rubargli un selfie mentre scorrono gli ultimi 40 secondi, dopodiché torniamo ai nostri posti e ha inizio la serata.

Dopo i saluti di Paolo Chisari, Presidente dell’AESVI, promotrice della serata, la premiazione ha inizio con l’unico premio “fuori concorso”, quello alla Carriera assegnato a Fumito Ueda, il quale, sul palco, ringrazia con laconicità rispettosa, e dichiara di non star attualmente lavorando a un nuovo gioco ma di star scegliendo fra più progetti elaborati durante la lunga gestazione di The Last Guardian. Aggiunge inoltre di essere contento per il premio anche perché è il primo a essergli assegnato alla carriera; e, diciamola tutta, per un autore neanche cinquantenne con tre soli giochi (seppur di grandissimo pregio) all’attivo può effettivamente risultare un po’ forzato: d’altro canto le altre categorie per le quali TLG ha ottenuto la nomination vedevano concorrenti probabilmente più meritevoli sotto quegli specifici aspetti e chiedergli di venire a ritirare il premio in vece di Trico sarebbe stato uno scarso incentivo alla sua venuta, dunque in fondo va bene così, considerando che una presenza come la sua fa bene a un Premio che si spera possa ancora crescere e che comunque il livello di autorialità delle tre opere di Ueda fa sentire meno in colpa in rapporto all’età non veneranda del game designer.
Si entra dunque nel vivo della premiazione e, come nel caso di ogni award, potremmo intitolare quanto segue – parafrasando i CCCP – “affinità e divergenze tra i compagni giurati e noi”, ma per semplicità ci limiteremo a dividere canonicamente i premi per categorie e a trattarli secondo l’ordine di assegnazione.

Già da questo primo premio sono partite le prime piccole divergenze con la giuria: se lo screenplay dell’ultimo Uncharted si mantiene sempre a livelli alti in termini di scrittura di genere, pur non risultando il migliore della tetralogia, e se Mafia III gode di buoni dialoghi, valorizzati soprattutto da un buon lavoro di doppiaggio che caratterizza i personaggi anche grazie a inflessioni e accenti, i due titoli che più incontravano il mio gusto narrativo erano gli unici due che presentavano personaggi “muti”. Inside è probabilmente il titolo che a parer mio meglio di altri unisce armonia di narrazione, gameplay e invenzione ma, anche per la sua natura di platform-puzzle game, non vede nella sceneggiatura l’elemento portante. Rimanevano in ballo Virginia e Firewatch, due giochi molto diversi per tecnica di racconto. Di Virginia ho apprezzato non solo la scrittura, ma anche il metodo narrativo. Una mistery-story ben gestita, con ritmi degni delle migliori serie tv di genere e che ha meritato il Writers’ Guild Awards. Sia chiaro, Firewatch non era un concorrente da meno, gode una scrittura degna dei grandi narratori americani: dialoghi secchi à la Richard Brautigan mentre si respira la polvere terragna dei sentieri di Cormac McCarthy, il tutto incorniciato nella durezza paesaggistica di Steinbeck e Fenimore Cooper. Alcuni buchi di sceneggiatura mi portano a vedere in Virginia una storia più compiuta e curata nella sua globalità, e per questo avrei assegnato al titolo di Variable State, preferendolo a un Firewatch comunque meritevole.

Una delle categorie di più difficile valutazione, partendo dal presupposto che ancora oggi si discute riguardo cosa si intenda esattamente per “gameplay”, concetto che va oltre la mera “giocabilità”. Credo che, per esigenze di semplicità, in questo caso si sia fatto riferimento a questa accezione, altrimenti credo che avremmo trovato altre nomination. Per quanto il sistema di controllo di Dark Souls III può essere buono in rapporto alla complessità di gioco, i problemi di telecamera (amati dai soulslikers, che ne vedono ormai una peculiarità) non tendono a farci dire che l’opera splendida e sfidante di Miyazaki sia un modello di gameplay (e questo pare far parte della sfida, sempre sentendo i soulslikers più incalliti). Cosa che invece accade certamente con Uncharted, titolo con un sistema di gioco ormai ampiamente collaudato e che probabilmente non meritava il premio proprio per questo, considerate le pochissime innovazioni rispetto ai 3 precedenti capitoli (dal rampino a qualche variazione nel sistema di combattimento passando per gli elementari cambi di tasto). Restano dunque gli altri 3 titoli, non a caso 3 fps, giocabilissimi, intuitivi, estremamente ben fatti. Se Doom si rifà a una modalità di gioco più classica, Titanfall 2 ha un’interessantissima modalità single player che lo renderebbe un buon candidato se non fosse per l’ultimo concorrente: il vorticoso Overwatch, vincitore di numerosissimi premi internazionali, è di certo il fps più innovativo, capace di rinvigorire il concetto di Arena Shooter come non si vedeva da anni e di garantire divertimento, godibilità, adrenalina e alta qualità di gioco, e la scelta dei giurati non può che trovarci in questo caso più che concordi.

Ricordo quando, nel primo Uncharted: Drake’s Fortune, fermavo la levetta sinistra per girare di 360° la telecamera con la levetta destra per ammirare le scogliere e i rompicolli di rocce che precedevano la fortezza, o le luci del porto illuminare il Bosforo nella notte di Istanbul nel secondo capitolo, per non parlare delle visioni lisergiche di Drake’s Deception prima delle meravigliosa architettura della città perduta. Dal punto di vista grafico, il lavoro di Naughty Dog su Uncharted è come il vino buono, migliorato di anno in anno in una maturazione sapiente e ben ragionata. Basti pensare alle sole sequenze animate, nei primi tre capitoli basate su video pre-renderizzati mentre in questo le troviamo in tempo reale. Non per nulla Digital Foundry, in un report d’analisi sul comparto grafico di Uncharted 4 ha affermato che “Uncharted 4 delivers the best image quality we’ve seen in a console game to date”.

La scelta qui deve essere stata davvero dura: se non bastassero nomi internazionali del calibro di 65daysofstatic, band post-rock che ha curato la soundtrack di No Man’s Sky, o composer giovani e talentuosi quali Austin Wintory, già autore dell’OST di Journey e qui impegnato in Abzû, e Mick Gordon (una garanzia in termini di colonne sonore “martellanti”, come ha dimostrato già in Killer Instinct, e i due Wolfenstein, The New Order e The Old Blood), in gara troviamo una delle più grandi quote rosa della musica videoludica, la Yoko Shimomura autrice della soundtrack di Xenoblade, Super Mario RPG e vari Kingdom Hearts e Parasite Eve, qui candidata con Final Fantasy XV. La compositrice giapponese era per me la miglior candidata al pari di Takeshi Furukawa, autore delle musiche di The Last Guardian al quale alla fine è stato assegnato il premio. Difficile dire se fosse questa la colonna sonora più meritevole in mezzo a tanti lavori di pregevolissima fattura; certo è che Furukawa è riuscito a restituire in pieno l’ambiente e i tempi del gioco tramite il sonoro, producendo un’OST straordinaria per la maniera in cui si armonizza alle meccaniche dell’opera di Ueda e che non perde la sua bellezza onirica anche senza il supporto delle immagini.

Questa è una delle poche categorie sulle quali mi pare ci sia poco da discutere: un videogame che consta di tanti personaggi interessanti è Overwatch, e la scelta del robot Bastion mi ha lasciato perplesso (Lucio, Genji, Sombra, Tracer, per dirne alcuni, mi pare abbiano caratteristiche più interessanti); di certo non gode della personalità dell’ormai adulta Emily Kaldwin di Dishonored 2; Lincoln Clay di Mafia III è un personaggio tosto ma che non sfugge ai tipici cliché del genere, come per certi versi il nostro caro Nathan Drake, di cui abbiamo seguito le vicende da un Uncharted all’altro e che ormai conosciamo bene. Potrebbe anche vincere lui in quanto personaggio più definito. Ma credo che pochi potrebbero spuntarla su Trico, personaggio ricco di mitologia nell’aspetto e nella storia, affascinante nel suo progressivo relazionarsi con il bambino monaco, bellissimo nell’insieme a vedere le sue movenze canine armonizzarsi con l’aspetto da grifone, dotato di personalità umanamente animale e animalmente umana al contempo, deuteragonista fra i più interessanti dei videogame di sempre, un personaggio unico, elegante, cesellato nei minimi dettagli, che rappresenta una summa poetica del gusto estetico trasfuso da Ueda in questo suo The Last Guardian.

Fosse per il mio gusto personale in termini di gioco qui avrebbe probabilmente vinto Redout, dato che godo più con gli arcade racing che con i normali giochi di corsa. Ma né il bel gioco di 34BigThings, né il Valentino Rossi di Milestone, né tantomeno il divertente TrackMania Turbo di Ubisoft sembrano poter reggere il confronto con giochi strutturati come F1 2016 e Forza Horizon 3. È il titolo di Playground ad avere la meglio e, considerando le mappe sterminate, i folgoranti paesaggi australiani, la straordinaria resa grafica e l’ottimo sistema di guida, non possiamo che ritenerci concordi.

Categoria piena di nomination di altissimo livello, dal cyberpunk Deus Ex: Mankind Divided al più classico, intramontabile, fantasy offerto da un sempreverde World of Warcraft: Legion o da The Witcher 3: Wild Hunt – Blood and Wine, DLC che vale quanto un gioco completo, fino a Final Fantasy XV, marchio che nella categoria role playing game si conferma ancora una volta una certezza. Ma su questo vincitore, in una prospettiva da pro-gamer, ci sentiamo assolutamente d’accordo, essendo Dark Souls III una delle vette più alte di una saga caratterizzata da una mitologia stratificata, da un gameplay complesso e sfidante, da una scrittura articolata e ambientazioni oscure e strutturate. Dopo l’incetta fatta lo scorso anno al Drago d’Oro da The Witcher 3: Wild Hunt, non si poteva trovare più degno successore.

Cominciamo con lo scartare, per questa categoria, il secondo capitolo di Watch Dogs che mi ha lasciato quantomeno dubbioso, e The Last Guardian, che, pur essendo un gioco straordinario, non vede nell’aspetto puramente action-adventure il suo differenziale, ci troviamo fra 2 giochi di matrice puramente stealth (Dishonored 2 e Hitman) e l’ormai grande classico dell’avventura Uncharted 4: Fine di un Ladro. Il titolo che ha per protagonista l’Agente 47 ha il pregio di essere stato proposto in una forma innovativa, da serie tv, che ha molto soddisfatto il pubblico, producendo una stagione con un ottimo riscontro di pubblico. La storia è del resto molto ben curata e il ritmo mai stancante: quel che forse manca ha questo titolo è la completezza tecnica degli altri due.

Procediamo anche qui subito per eliminazione: fuori Tom Clancy’s The Division, gioco interessante ma pieno di difetti, oltre a essere caratterizzato da una componente action-rpg open world in terza persona che lo rende del tutto differente (e un po’ fuori posto: perché non mettere Call of Duty: Infinite Warfare tra le nomination?) rispetto agli altri 4 fps in concorso, riguardo i quali invece la lotta si fa dura, dato l’ottimo livello qualitativo. Forse Overwatch ha vinto così tanti premi da indurre la giuria a non assegnargli un ulteriore riconoscimento (oltre a quello per miglior gameplay) che in questo caso era probabilmente meritato, non fosse per il fatto che da tempo non si vedeva un prodotto simile in tema di fps. E se a Doom si possono rimproverare alcune lacune a livello grafico e di level design, Battlefield 1 risulta forse il fps più interessante, pur offrendo una modalità single player inferiore a quella certamente più innovativa di Titanfall 2, il quale magari risulta meno spettacolare rispetto alla monumentale riproposizione della Grande Guerra offerta da EA, ma che risulta più godibile e diretto (anche grazie ad armi più vicine al gusto del nostro tempo). Hanno forse voluto premiare un gioco uscito nel momento sbagliato (nell’apice della lotta tra COD:IW e BF1, appunto) che di certo non offre minor qualità di gioco?

Ecco, se prima le divergenze con le scelte della giuria erano da poco, in questa sezione si apre un abisso: può risultare comprensibile non voler premiare Inside (al quale andrà poi un premio più onnicomprensivo, che non valorizza soltanto l’aspetto platform) o il seppur ottimo Unravelil quale ha il difetto di svelare troppo presto, nel gioco, tutto il suo potenziale, rischiando poi la ripetitività. Ma qui siamo in presenza di due ottimi esponenti del genere quali il classicissimo Ratchet & Clank e il sofferto e tribolato Owlboy. Dal canto mio, premierei un reboot di grande fattura quale il titolo Sony soltanto in assenza di concorrenti degni: ma Owlboy è stato un titolo salutato con gioia anche dai più diffidenti che, dopo tanta attesa, temevano  un vaporware, mentre si è rivelato un gioiello di pixel art dall’ottima giocabilità e dalle ambientazioni suggestive. Con tutto il rispetto per Super Mario Run, il premio doveva andare al titolo di D-Pad, riservando al nostro amatissimo idraulico ben altro premio.

Nei giochi sportivi, la sfida principe è ormai ogni anno da decenni quella tra FIFA e PES, una dicotomia che ha creato scuole di pensiero, clan e filosofie di approccio al gioco del calcio totalmente differenti. Ma è una contesa che, nonostante i progressivi miglioramenti di titolo in titolo, non vede grosse rivoluzioni né da una parte né dall’altra. Da questo punto di vista il titolo più anomalo è certamente RIGS Mechanized Combat League, un unicum pensato per PSVR che offre buoni spunti per lavorare sul genere in futuro, ma che non può ritenersi perfetto. Personalmente penso che i paesaggi di Steep, le ampie discese e il senso di libertà delle sue acrobazie potessero meritare qualche attenzione in più, ma il gioco sfocia a volte in un esercizio di libero arbitrio eccessivo, che toglie un po’ di linearità al titolo e fa scemare il senso della sfida. Effettivamente NBA 2K17, con il suo gameplay nettamente migliorato, l’estrema fedeltà al reale (molto più dei suoi corrispettivi calcistici) e l’ottimo sistema MyCareer, merita il premio della categoria. Ed è un piacere sentire il produttore Rob Jones ringraziare l’organizzazione del Drago d’Oro in un videomessaggio dove sfoggia il suo perfetto italiano.

Poco da dire su questa categoria: se The Banner Saga 2 e Total War: Warhammer presentano alcuni difetti in termini di intelligenza artificiale, della quale si decifrano purtroppo presto i pattern, togliendo un po’ di gusto alla sfida, Fire Emblem: Fates è un titolo bellissimo che punta molto su una storia ben strutturata che in questo caso soffre di qualche ingenuità nella trama. XCOM 2 è uno strategico che non solo tiene alto il nome del primo, storico titolo ma lo rilancia e, se non fosse per la perizia e la precisione con la quale Sid Meier ha studiato questo Civilization VI, meritato vincitore del premio, avrebbe potuto essere il miglior titolo della categoria.

Just Dance 2017 ci sembra un po’ meno per la famiglia e molto più per una serata tra amici, come al contempo è difficile immaginare padri e figli in giro piacevolmente a caccia di Pokémon (o meglio, può capitare: ma sai che due palle per i padri). Fra i titoli per la famiglia si distingue per bellezza Dragon Quest Builders, felice incontro tra uno dei migliori jrpg di sempre e le meccaniche di Minecraft. L’aspetto in cui LEGO Dimensions ha forse fatto la differenza, e che ne ha decretato la vittoria, consiste allora forse in quel surplus meramente “tattile” che manca al concorrente Skylanders Imaginators, oltre a una vastità e versatilità di personaggi presi da ogni campo dell’entertainment. Già solo per questo il mio voto sarebbe andato proprio a favore degli storici mattoncini colorati.

Pokémon Go ha il merito di averla diffusa su larga scala, ma la realtà aumentata non è esattamente una novità introdotta dal notissimo gioco mobile. Molto più interessante il concetto alla base di Superhot, sparatutto dalla grafica spiazzante caratterizzato da un gameplay che mette in piena relazione i movimenti del giocatore e quelli dei nemici, tale da diventare quasi una sorta di “chess shooter”, evocando una simile modalità di gioco i tempi di una partita a scacchi. Gli altri 2, Inside e The Witness, sono due puzzle-game straordinari e di altissima qualità, ma vuoi negare un premio al VR nell’anno della sua introduzione sul mercato? E con quale miglior gioco di Batman: Arkham VR?

Questa è una categoria che mi ha dato molta gioia: Abzû e That Dragon Cancer sono titoli esperienziali dalla straordinaria forza narrativa, il primo soprattutto per la potenza delle immagini, il secondo per la forza emotiva della storia in sé. Della qualità di Firewatch abbiamo parlato, ma lo vedo una tacca sotto a titoli come Inside e The Witness, entrambi puzzle game impegnativi ed estremamente godibili: ha vinto meritatamente il titolo di Playdead, con le sue atmosfere oscure, il suo piccolo e versatile protagonista, i suoi puzzle ingegnosi che contribuiscono a mettere insieme una storia e un titolo che ricorderemo a lungo.

Ecco, in questa categoria mi pare un po’ tutto sbagliato. Partiamo da quello che mi sembra il primo errore, ovvero parlare di miglior “app” e non di “gioco mobile”. Ma non ne è mia intenzione farne una questione di nomenclatura. È la scelta del vincitore che stona: Pokémon Go ha avuto una risonanza enorme, vero. È un fenomeno che al lancio ha influenzato i flussi cittadini, l’economia (ricordiamo autisti che si facevano pagare per portare ragazzini a caccia di Pokémon), i media, verissimo. Ma in termini di gaming? Non vediamo il valore aggiunto di un gioco che ha certo vari meriti, prima di tutto in termini di innovazione (non al punto di vincere un premio anche per questo, come abbiamo già detto, ma l’innovazione c’è), che può risultare ripetitivo ma comunque bello per i numerosi appassionati. Un po’ come Clash of Clans, gioco popolarissimo e ben fatto, ma che suona già visto per chi abbia avuto un discreto numero di esperienze con gli strategici. Meglio a questo punto l’impianto gestionale di Carbon Warfare, a cui si accompagna anche un insieme atto a sensibilizzare sul tema del riscaldamento globale, o Deus Ex Go, dove la famosa serie Square Enix si è fatta un puzzle game di qualità. Ma in realtà, diciamola tutta: non sarebbe stato il premio perfetto per un Super Mario Run che, pur non essendo il miglior platform dell’ultimo anno, è certamente uno dei migliori videogame usciti ultimamente su mobile?

E apriamo adesso una parentesi sugli italiani, aspetto importantissimo di questo Drago d’Oro, ed è un bene che abbiano 4 categorie riservate. In concorso per il miglior game design troviamo un titolo coraggioso nelle intenzioni, Active Soccer 2, trovandosi nella posizione di Don Chisciotte visti i numerosi colossi del settore, l’autobiografico Memoir En Code: Reissue, interessante nella struttura ad album in cui si dipanano le memorie dell’autore, e due titoli che ci hanno molto incuriosito mentre giravamo per il Let’s Play, il cooperativo Rope: Don’t Fall Behind, dalla grafica un po’ retrò ma molto originale, sfidante e ben congegnato, specie riguardo la parte co-op, e l’esistenziale The Way of Life Free Edition, titolo squisitamente esperienziale in cui è possibile vivere in prima persona le tre macro-età della vita. Fra questi interessanti titoli trionfa Little Briar Rose, punta e clicca dallo straordinario impatto visivo ambientato in un mondo chiaramente ispirato a quello della Sleeping Beauty e che ha ottenuto la nomination in tutte e quattro le categorie.

Quest’anno bisogna dire che lo sforzo da parte degli sviluppatori italiani sull’aspetto tecnico è stato ragguardevole: i ragazzi di Elf Games Works avranno dovuto impegnarsi non poco da questo punto di vista per ottenere una simile resa artistica, come del resto il team di Storm in a Teacup, che ha portato il suo Lantern anche su Oculus Rift e Htc Vive con risultati davvero ragguardevoli (e anche per questo meritava una maggior attenzione). Se una menzione speciale va ai catanesi di Rimlight Studios per il loro Zheros, beat’em up a scorrimento dalla grafica accattivante, dalla giocabilità fluida e ad alto tasso di godibilità, la contesa finale sembra riservata ai due giochi di corsa, l’arcade Redout di 34BigThing e Valentino Rossi: The Game dell’ormai affermato studio Milestone, il quale vince la contesa, anche se a noi rimane il dubbio che su questo titolo si potesse fare di più.

Questa categoria ci ha dato non poche soddisfazioni: se Woodle Tree 2: Worlds sembra un titolo visivamente più attrattivo per i più piccoli, probabilmente su cui ancora bisogna lavorare, una bella sorpresa è, dicevamo, Zheros, con personaggi che ricordano da vicino il pixariano The Incredibles e animazioni che rendono piacevole e cartoonesco un ambiente spiccatamente sci-fi. I titoli che peò probabilmente più spiccano dal punto di vista strettamente artistico sono certamente Lantern, con il quale Storm in a Tea Cup centra l’obiettivo di un videogame che intarsia una poetica suggestiva nella componente estetica del gioco, sulla falsariga dei titoli esperienziali ed emozionali di Thatgamecompany, Little Briar Rose, splendidamente disegnato in forma di mosaico su vetri colorati, e The Town of Light, in cui LKA è riuscita a riprodurre magistralmente gli ambienti e le atmosfere di un manicomio decadente riprendendo i cliché visivi del genere senza mai cadere nel banale e con una resa eccezionale che le è valsa il premio per la miglior realizzazione artistica.

Come sempre valutare il miglior prodotto nella sua complessità è arduo, per l’insieme di fattori in equilibrio che bisogna considerare. Potremmo dar maggior peso alla resa grafica e all’impianto favolistici di Little Briar Rose, al gameplay e al ritmo incalzante di Zheros (il secondo titolo più nominato, e questo la dice lunga sulla qualità del gioco, è mancato solo un premio a coronare il tutto), o alla storia e alla capacità di restituzione degli abissi della psicosi del magistrale survival-horror The Town of Light, che poteva anche meritare la statuetta di miglior gioco. Se l’aggiudica invece – e non meno meritatamente – Redout, per il quale va riconosciuto a 34BigThings l’enorme merito di aver fatto rivivere il genere dell’arcade racing citando grandi classici come F-Zero e Wipeout fuggendo la riproposizione pedissequa degli stilemi del genere, e superando in volata verso il primo posto i tipi di Milestone, reduci dai numerosi consensi di Valentino Rossi: The Game.

Qualcuno ha sentenziato “avrei detto GTA V”, traviato dalla recente notizia che il titolo di Rockstar ha raggiunto numeri tali da farlo diventare il 4° gioco più venduto di sempre. Ma è confondere il longseller con il bestseller, e giochi come Fifa 2017 sono proprio da annoverare in quest’ultima categoria, dovendo puntare a capitalizzare nell’arco di 365 giorni, prima che si aprano un nuovo calciomercato e un nuovo campionato che li facciano diventare seriamente obsoleti.

Che scelta difficile, quella di premiare il miglior videogioco dell’anno.
Di tutti questi titoli abbiamo parlato prima: voi premiereste l’ostico e sfidante Dark Souls III, con la sua storia oscura e il suo complesso gameplay? Lo steampunk incalzante di Dishonored 2? Lo pneumatico gore di DOOM, i super robot di Titanfall 2? O preferireste la poesia di The Last Guardian, l’architettura arguta di Inside, la forza cinematografica di Uncharted 4? O la bellezza e la fluidità di Forza Horizon 3?
Io non so quale fra questi sia effettivamente il più meritevole del 2016, probabilmente fra i succitati Dark Souls III e Uncharted 4 sono i giochi complessivamente migliori, ma so per certo che Final Fantasy XV ha tutti i numeri per meritare quantomeno il podio, e la sua vittoria non stona: grafica straordinaria, spiccata componente immaginifica, storia complessa seppur imperfetta, colonna sonora elegante e armonica, tutti elementi che contribuiscono a formare nell’insieme un ottimo action-rpg, atipico rispetto ai precedenti ma degno dei migliori capitoli della saga. Che l’assenso di Hajime Tabata a presenziare alla cerimonia abbia influito sulla vittoria? Probabile, sarebbe in linea con il discorso iniziale, riguardo il premio alla carriera assegnato a Ueda, in termini di giovamento d’immagine per il Drago d’Oro. Può essere stato questo l’ago della bilancia, può darsi. Ma che questo Final Fantasy XV meritasse uno dei premi più importanti questo pare fuori discussione.

Lasciando perdere al momento il gioco proclamato vincitore dalla giuria, proviamo ad analizzare il rapporto fra i giochi e il grande pubblico procedendo ancora una volta per esclusione: Battlefield 1, Call of Duty: Infinite Warfare, Gears of War 4, Tom Clancy’s The Division (che poi, diamine, mettete qui CoD dopo averlo lasciato fuori dalla categoria “miglior sparatutto” e non mettete il premiato, Titanfall 2? Misteri di Giuria) saranno stati votati soprattutto dagli amanti del genere shooter; LEGO Dimensions e LEGO Marvel’s Avengers sono appannaggio di una fascia d’età più limitata rispetto ai loro concorrenti, così come Pokémon Luna e Pokémon Sole pur trovando maggior consenso anche in altre fasce d’età, come anche Pokken Tournament, che, seppur diverso nel genere, attinge allo stesso immaginario; FIFA 17, Pro Evolution Soccer 2017, Football Manager 2017, NBA 2K17 e Valentino Rossi: The Game, come tutti i giochi sportivi, hanno un pubblico che consta di appassionati e di solito più orientato in termini di gender. Mi stupisce la presenza di titoli come Yo-Kai Watch e Stranger of Sword City, il primo perché, nonostante il grande successo in Giappone e il grande interesse che può destare per gli appassionati del genere, non ha avuto un così largo riscontro di pubblico in Italia, il secondo perché non può lontanamente essere assimilato per qualità a tutti gli altri giochi presenti in categoria, la sua presenza risulta davvero inspiegabile. Togliendo anche Just Dance 2017 che, in quanto party game, difficilmente può trovare fortuna in un ampio stuolo di giocatori single player o competitivi nel multiplayer che sostituiscono agli amici la console, resterebbero Dark Souls III, gioco che per la sua difficoltà e per le ambientazioni non incontra il consenso di gran parte di pubblico, Far Cry Primal, titolo dove la serie torna degnamente alla preistoria, ma non proprio osannato da critica e pubblico, Watch Dogs 2, secondo episodio che ha soddisfatto i fan più giovani ma meno la fascia più adulta che aveva invece apprezzato il primo episodio, e Mafia III, gioco lanciato con un gran clamore sgonfiatosi a seguito dei vari problemi tecnici ravvisati nel gioco e della ripetitività di varie missioni. Togliendo anche Ratchet & Clank, gioco straordinario con meno speranze di voto dovute alla sua natura di reboot, probabilmente i giochi che incontrano più i gusti di una fetta larga di pubblico sono Overwatch, che ha il pregio di aver trasceso la sua mera natura di arena shooter conferendo ai propri personaggi un’anima, una storia, tendenze sessuali, handicap e altri elementi che ne hanno allargato di non poco l’utenza, per ragioni empatiche oltre che legate all’ottimo gameplay; Final Fantasy XV, attesissimo dai fan della saga ma apprezzato da buona parte di pubblico che ne ha visto un open world scorrevole, non dispersivo, con una storia godibile; e Uncharted 4: Fine di un Ladro, che non mi stupisce sia risultato il vincitore finale.
Da anni Naughty Dog lavora tantissimo sulle storie, unendo tecnica cinematografica, arte del racconto e sapiente scrittura di genere. Nathan Drake è il nostro Indiana Jones, un personaggio non esattamente originale, con tratti comuni del tipico archeologo d’azione, sapiente ma un po’ cazzone, romantico ma sfuggente, abile con le armi ma non meno pronto a risolvere enigmi antichissimi. Le storie della tetralogia di Uncharted hanno appassionato il mondo occidentale, regalando un tocco di cinema di genere al nostro intrattenimento videoludico, offrendo trame godibili dai più e meno esigenti dal punto di vista dei contenuti e con ottimi dialoghi e colpi di scena.

Il resto in Tv

Il Drago d’Oro si chiude qui. Se dobbiamo elencare un altro paio di divergenze fra noi e la giuria queste consistono nel malriuscito siparietto su La La Land/Final Fantasy XV, maldestra parodia dell’errore di Warren Beatty all’ultima edizione degli Oscar cinematografici, e i papillon dorati al collo dei giurati.
Ma sono peccati veniali: ci auguriamo che questo premio possa crescere ulteriormente, regalando un’occasione in più all’industria videoludica italiana.

Il resto (lo speciale e le numerosissime interviste fatte in giro per tra Let’s Play e Drago d’Oro, fra cui quella ad Hajime Tabata) potrete godervelo in Tv, su Teleacras, canale 88 del digitale terrestre siciliano, sul nostro canale Twitch o sul nostro canale Youtube.




Akracomics&Games 2017

Come ogni anno da tre anni a questa parte si è svolto il 4 e 5 marzo l’Akracomics&Games ad Agrigento.
La fiera organizzata da Elia Cordaro, affiancato dai suoi collaboratori, ha proposto due giorni diversi dal solito.
La fiera è stata divisa in diverse aree, dal settore fumetti e manga a quello dedicato alle action-figures e ai fandom-gadget, per i veri appassionati del genere, fino al settore videogames, nel quale c’erano a disposizione del pubblico Playstation4, Xbox One e la nuovissima Nintendo Switch. Spazio anche ai più nostalgici con un angolo allestito ad hoc per il retro-gaming.

Ospiti Speciali e momenti medievali

Ad arricchire ulteriormente il già nutrito programma di Akracomics ci hanno pensato degli ospiti speciali molto noti nell’ambito del doppiaggio: Maurizio Merluzzo (doppiatore di vari personaggi del mondo dei videogames, quali il Demon Hunter in Diablo III, e dei cartoon, come Lord Boros in One Punch Man), Gianluca Iacono (storico doppiatore di Vegeta in Dragon Ball) e Lorenzo Scattorin (doppiatore di personaggi storici del calibro di He-Man e Ken il Guerriero), i quali hanno tenuto una conferenza sul doppiaggio durante la quale hanno risposto alle numerose domande del pubblico, firmato autografi e scattato foto con i fan.
All’interno della fiera sono stati organizzati vari giochi di ruolo dal vivo dall’associazione ARES Eventi, la quale ha allestito inoltre tornei di spade, di tiro con l’arco, nonché una sala zombie in cui l’obiettivo era quello di trovare – all’interno di una stanza buia in cui si era rinchiusi – un oggetto nascosto utile per fuggire, facendo attenzione al contempo a non far rumore per non attirare gli zombie che si aggiravano nell’oscurità.

Piccoli Piaceri Nipponici

Una delle presenze più caratteristiche è stata certamente quella del Mero Mero Maid Café, caffetteria di ispirazione orientale ma tutta palermitana, dove ci siamo concessi una pausa e che, con le sue maid (ragazze vestite una divisa da cameriera di ispirazione classica, di solito vittoriana, con tanto di grembiule e pizzi) e i suoi butler (corrispondenti maschili delle maid), ci hanno dato modo di vivere un’atmosfera inedita, offrendoci un momento di Giappone fra pancake, dorayaki, torte a tema – per l’occasione a forma di pac-man – e altri dolci del Sol Levante e coccolandoci con un tocco esotico del tutto estraneo alla cultura Italiana.
Carichi e ristorati, siamo tornati nel vivo della fiera, dove ad aspettarci erano i tanti tornei su console e su pc, innovazioni nel campo della realtà aumentata quali i visori VR, messi a disposizione del pubblico per essere provati gratuitamente, ma anche giochi da tavola forniti da “La tana del lupo” che tenevano bene testa a tutta quell’alta tecnologia proponendo giochi classici ma immortali – vi basta Risiko? – e altri giochi di nuova uscita.

Che cos? Cosplay!

In questo variopinto scenario, non potevano mancare le gare di cosplay, dedicate ai partecipanti in costume, nelle quali sono stati premiati i migliori travestimenti da una giuria composta da giudici “nominati” e da una giuria “popolare”. Fra i cosplayer si è fatta notare Giada Strazzuso, molto giovane ma con già più di sei anni di esperienza alle spalle, la quale ci ha parlato dei suoi lavori, della cura ne i dettagli necessaria per ottenere un buon cosplay, dei vari personaggi che ha impersonato in tema manga e anime, ma anche in campo videoludico: degno di nota è quello di Astolfo, personaggio del videogame su mobile “Fate/Grand Order”, ma sarebbero da citare anche i tanti altri bei cosplay visibili sulla sua pagina facebook “Lady Knight Cosplay“.
Ma una novità assoluta, non presente nelle precedenti edizioni – è certamente l’escape room, progetto nato a Messina e portato avanti da Iacopo Gargiulo e Massimiliano Mantineo, nel quale ci si ritrova rinchiusi in una stanza con la sfida di fuggire dopo una serie di enigmi entro un tempo massimo di 30 minuti. Ogni stanza ha una storia e un tema e questo genere – oggi sempre più in voga – è in grado di offrire gran divertimento, impegno e varietà.

Miscellanea

Non è mancato, infine, lo spazio librario, con lo stand de Il mercante di libri a offrire una buona fornitura di fumetti italiani – Zerocalcare su tutti – e di edizioni speciali di grandi classici come Dylan Dog e Tex, ma anche anche giochi da tavola, peluche e accessori come collane e bracciali fatti a mano.
Da segnalare uno stand ben fornito di spade, katane e armi riprodotte fedelmente da anime, film e fumetti, rigorosamente non affilate a norma di legge, per poter essere considerate strumenti sportivi o oggetti decorativi ed essere poste in libera vendita.
Come ultima novità non possiamo non citare la presenza di un growshop, Green Light, specializzato nella vendita di prodotti a base di canapa privi di THC quali energy drink, biscotti, pop corn e tanta altra merce di genere alimentare e non.

People have the power!

Insomma, una fiera composita e ricca di momenti di divertimento, riuscita grazie al lavoro svolto dall’organizzatore Elia Cordaro, con il quale abbiamo chiacchierato prima di andar via, e che ci ha parlato dell’impegno e della dedizione necessarie per la buona riuscita di un evento che a noi pare sulla giusta strada per crescere. Elia ci ha lasciati con un consiglio per chiunque voglia realizzare un progetto anche in una città piccola e ostica come Agrigento: «Ci vuole tanta forza di volontà, sacrificio e dedizione, non buttatevi giù, andate sempre avanti, ci sarà sempre qualcuno che andrà contro di voi, ma se credete fermamente al progetto, portatelo avanti senza paura.»
E ci pare che questo sia il miglior messaggio che un evento del genere possa lasciar passare.

(© Foto di Simone Brucato)

Una puntata speciale di GameCompass andrà prossimamente in onda su Teleacras, canale 88 del digitale terrestre, e conterrà interviste agli ospiti di Akracomics e vari inserti speciali che racconteranno la due giorni.

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