Cinema

The War – Il Pianeta delle Scimmie

Quando venne annunciato un reboot della saga de Il pianeta delle scimmie in molti – compreso me – storsero il naso; del resto ci aveva già provato Tim Burton nel 2001 fallendo miseramente: quello che ne venne fuori fu un film senza né capo né coda e con un finale sicuramente sorprendente, ma con accezione negativa. Il film originale, targato 1968, con protagonista Charlton Heston, nel frattempo è divenuto un cult di fantascienza che, con le sue ampie tematiche, colpì il pubblico con uno dei migliori finali della storia del cinema. A esso seguirono numerosi sequel che cercarono di approfondire le origini delle scimmie e la scomparsa dell’uomo così come lo conosciamo, definendo una vera e propria mitologia.
Nonostante il titolo originale sia godibilissimo ancora tutt’oggi e i numerosi film ne completano la storyline, perché impegnarsi a creare questa nuova trilogia? Fortunatamente la risposta non si trova soltanto nel denaro.

Dopo L’alba del pianeta delle scimmie, in cui abbiamo visto come i primati, guidati da Cesare, abbiano cominciato a prendere coscienza di sé, e Apes Revolution, dove sono state posizionate le basi di questa nuova civiltà, in The War – Il Pianeta delle Scimmie, assisteremo a un vero e proprio punto di collegamento tra la battaglia finale tra primati ed esseri umani e il mondo governato dalle scimmie del 1968.
Tutti e tre i film si presentano come dei blockbuster ben realizzati e soprattutto uno dei pochi tentativi di reboot veramente riusciti.
The War è diretto da Matt Reeves che, dopo aver guidato molto bene il secondo capitolo, ha usato al meglio tutte le sue competenze per impacchettare un finale perfetto per questa trilogia. Uno dei tanti punti forti del film è appunto la regia, ricca di spunti interessanti e che soprattutto riesce a focalizzare lo spettatore sui momenti importanti della pellicola così come sui personaggi, con tanti primi piani atti a valorizzare l’espressività degli attori, sia umani che digitali, entrando nella loro intimità. L’utilizzo di grandi panoramiche enfatizza le location, dando l’impressione che nulla sia stato lasciato al caso, le scene di battaglia vera e propria sono girate con maestria, non si perde un fotogramma di quello che succede e con una messa in scena che strizza l’occhio ai grandi capisaldi del genere. Anche la fotografia, a cura di Michael Seresin valorizza tutti i momenti della pellicola, dando risalto a colori freddi e cupi, a segnalare anche una resa dei conti finale e lontana da lieti fini.
Proprio una delle caratteristiche di questa nuova trilogia è l’utilizzo della CGI per la realizzazione delle scimmie, di ottima fattura – al punto che potreste dimenticare di star guardando un film invece di un documentario su National Geographic – sono reali, in tutti i loro aspetti, e così come le abbiamo immaginate prima della conquista del pianeta a tutti gli effetti: non sono ancora le scimmie con modi di fare umani, evolute, conservano ancora molte tracce del mondo selvaggio dal quale provengono e solo una manciata riesce a comunicare utilizzando la nostra lingua. La cosa che sorprende è la loro caratterizzazione, più sfaccettata e complessa rispetto alla controparte umana, che vede nel Colonnello McCullough (Woody Harrelson) una guida quasi spirituale più che un leader militare. Il Colonnello rappresenta in tutto un’umanità in difficoltà ma che vuole darsi per vinta, piena di paura e angosce di una razza ormai in via d’estinzione. Il dare maggiore spazio alle scimmie risulta una scelta azzeccata dagli sceneggiatori, non solo perché siamo più propensi ad empatizzare con esse, ma soprattutto – ed è una cosa molto interessante – capire come una civiltà scaturita quasi dal caso possa prendere possesso dell’intero pianeta. The War ci racconta questo in maniera egregia, collegandosi in maniera perfetta agli avvenimenti del lungometraggio del 1968: tutto ha una sua logica consequenziale e quell’elemento che ha dato il via a tutto segnerà in modo inesorabile il sorgere di una e il cadere dell’altra specie.
C’è spazio anche per le tante citazioni, evidenti o meno, ai film precedenti (una su tutte Nova) e anche a un comic relief mai invasivo come Scimmia Cattiva, che riesce a spezzare sapientemente la tensione quando serve.
Menzione d’onore anche alle musiche, create per l’occasione da Michael Giacchino (vincitore del premio Oscar nel 2010 per Up), figura ormai di spicco nel mondo del cinema e TV. Tutte le musiche sono arrangiate in modo da ricordare quelle dei film originali, quasi tribali, e accompagnano perfettamente tutti gli eventi, da quelli introspettivi a quelli più concitati.

Ma veniamo al cuore della trilogia. Nei film ancestrali si è andato sempre più ad approfondire la figura di un leader, quasi una divinità, che secoli prima aveva liberato il popolo delle scimmie dalle mani dell’uomo, regalando sapienza e l’uso della parola: il suo nome era Cesare. Nella nuova trilogia vediamo letteralmente nascere questo futuro leader e, tutte le sue vicende saranno in stretta correlazione con il destino dei suoi simili. Nel terzo capitolo di questa saga, vediamo un Cesare molto più consapevole del suo ruolo, un leader politico, uno stratega militare, guida spirituale, quasi un Mosè del XXI secolo che, come per gli ebrei, traghetterà il suo popolo alla tanta sospirata terra promessa. Ma c’è di più: gli eventi precedenti, soprattutto quelli inerenti ad Apes Revolution, lo hanno segnato profondamente e i suoi dubbi, paure, tormenti ma anche speranze, sono tutti racchiusi nei suoi occhi e nella capacità di esprimere qualsiasi emozione con un solo sguardo. Cesare risulta essere uno dei personaggi meglio scritti negli ultimi anni ma non sarebbe stato così reale se a dargli le fattezze non fosse intervenuto Andy Serkis: il Gollum de Il signore degli anelli (ma anche Ulysses Klaue nel Marvel Cinematic Universe) è infatti riuscito a dare un interpretazione quanto meno da candidatura agli Oscar. Nella realizzazione di Cesare, Serkis,circondato quasi sempre da green screen e ricoperto da sensori per poi esser ricreato in computer grafica, ha creato movenze, piccoli gesti e soprattutto una voce adatta a un primate evoluto, dando vita a un personaggio reale e credibile. Il suo percorso si concluderà con quest’ultimo film, con un finale semplicemente perfetto.

The War: il pianeta delle scimmie è la dimostrazione di come un blockbuster adatto a un vasto pubblico possa riservarsi una certa autorialità, presentando elementi di alta spettacolarità e intrattenimento senza rinunciare a elementi di grande qualità visiva e di scrittura. Il Cesare di Andy Serkis, nonostante le fattezze digitali, è uno dei personaggi migliori apparsi negli ultimi anni nella cinematografia mondiale, risultando complesso, carismatico e dalla forte impronta visiva.
Quel che ci regala questo film, nonché l’intera trilogia, è un mondo realizzato con coscienza di causa, non solo creato per accaparrarsi i soldi di fan e curiosi, ma per completare ancora di più la storia «di questa civiltà alla rovescia», come descritto da George Taylor, protagonista della pellicola originale nel 1968.

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